Dal 1960 si sono susseguiti nel settore dei gioielli della bigiotteria di lusso e dell’oreficeria importanti cambiamenti: mentre le principali case di produzione internazionali continuano a lavorare con i metalli preziosi, sulla base degli stili evoluti dai decenni precedenti, si fa contestualmente strada l’innovazione principalmente per mano di singoli artisti e artigiani formati nelle scuole d’arte. In molti casi si tratta di pura espressione artistica, più che di artisti con vena commerciale, ma in ogni caso rappresentano una sfida al concetto di arte orafa, tramite l’uso di forme radicalmente diverse e l’utilizzo di nuovi materiali.
La nuova generazione emergente negli anni sessanta e settanta contestava il concetto di gioielli e del ruolo sociale che essi rappresentavano, rifiutando come per altre forme d’arte le convenzioni esistenti. Molti degli artisti più dotati e riconosciuti rifiutarono i gioielli che consideravano simboli di status legati a stereotipi sessuali o contaminati dallo sfruttamento, favorendo l’uguaglianza espressa da gioielli di bigiotteria quasi privi di valore intrinseco. Esplorarono inoltre i confini tra gioiello e scultura, abbigliamento e anche performance art, trasformandolo da semplice ornamento a mezzo di sperimentazione artistica. Un’ampia gamma di nuovi materiali viene cosi introdotta nel repertorio dell’oreficeria artistica all’inizio degli anni sessanta, l’uso creativo della plastica, esplorata per la sua intrinseca potenzialità, piuttosto che per imitare materiali di maggiore valore.
Dall’inizio degli anni settanta oltre alla plastica si affiancano l’acrilico ai metalli preziosi finemente lavorati. La carta, uno dei materiali più effimeri, fu usata a metà degli anni settanta in Gran Bretagna da Wendy Ramshaw e David Watkins per realizzare ornamenti dai vivaci colori che venivano venduti in forma piatta e poi assemblati dall’acquirente.
Altri artisti come Linssen hanno creato gioielli come collane e bracciali di grandi dimensioni con carta pieghettata. La cartapesta, è stata invece usata per realizzare grandi pezzi scultorei da artisti come l’americana Marjorie Schick e dallo svizzero Gilles Jonemann.
Verso la fine degli anni settanta e inizio anni ottanta molti artisti orafi tra cui Caroline Broadhead si rivolsero alle fibre tessili e ai tessuti, considerandoli come dei materiali non preziosi con cui creare forme più morbide rispetto a quanto si potesse fare con metallo e plastica. All’inizio degli anni ottanta artista gioielliere orafo olandese Lamde Wolf sperimentò collane fatte con molteplici filamenti di tessuto a brandelli, avvolti o annodati. L’uso degli oggetti di recupero è un ampliamento naturale della ricerca di materiali alternativi, inoltre trattandosi di una forma di riciclaggio, riflette le attuali tendenze ecologiche. Il riciclaggio gestito in modo da mascherare, piuttosto che sottolineare l’origine del materiale contraddistingue l’approccio artistico all’uso di materiali di recupero da parte di molti orafi sperimentali.
Dai materiali di recupero si passa ai materiali recuperati in natura, come sassi e conchiglie, che sono tuttora gli elementi alternativi più usati in oreficeria nella creazione di gioielli e articoli di bigiotteria artigianale pregiata.
Agli inizi degli anni ottanta vengono sviluppati nuovi metodi per creare colori intensi: il sottile film di ossido che ricopre il titanio, il tantalio e il niobio può essere trasformato in una straordinaria gamma di colori rifrangenti e iridescenti anodizzando il metallo. Questo effetto è stato particolarmente sfruttato da Edward de Large creatore di spille di ispirazione futuristica e illusionistica.
L’eco delle controversie riguardanti gli orafi più alternativi non è comunque andata molto oltre il livello accademico e non ha avuto di conseguenza un vero potenziale innovativo, tuttavia l’innovazione è stata in alcuni casi favorita dal mondo dell’alta moda. Tra gli artisti britannici Rifat Ozbek ha scelto monili di Peter Chang, Sandra Rhodes e Andrew Logan, mentre Antony Price ha utilizzato i gioielli dello scultore e orafo irlandere Slim Barrett. In America, Donna Karan ha scelto monili in ottone opaco e patinato prodotti dall’orafo Robert Lee Morris.
La fama di Chanel nella scelta di bigiotteria di alta qualità è stata mantenuta con la direzione di Karl Lagerfeld, mentre le reminescenze surrealistiche di Schiaparelli sono ancora presenti nel lavoro del collezionista e designer Billy Boy. Dal 1987 Christian Lacroix ha proposto l’uso di bizzarri pezzi di bigiotteria particolarmente interessanti le “Croci”.
Molti artisti in attività fin dal 1960 hanno preferito continuare a esprimere la propria creatività con materiali tradizionali sviluppando vari metodi e tecniche per la lavorazione dei metalli preziosi.
Notevole influenza è stata anche esercitata dalla pittura e dalla scultura e le idee modernistiche, di derivazione Bauhaus, hanno continuato a fornire motivi di ispirazione.
La maggior parte dei più importanti orafi italiani ha continuato comunque a lavorare l’oro, a prescindere dai dibattiti in corso in Europa, e particolarmente a Padova si è sviluppato uno stile astratto, distaccato ed elegante, basato sull’oro opaco lucente e quasi sempre privo di gemme.
Durante la docenza di Mario Pinton (n.1919) all’Istituto Statale d’arte “Pietro Selvatico” la città è diventata il più importante centro di oreficeria artistica in Italia.
Negli ultimi decenni la tecnologia ha esercitato un influsso sempre maggiore e ricorrente sul design dei gioielli, oggetti di estrema semplicità e forme precise ispirate alle immagini mentali relative alla tecnologia. Cerchi in filo di acciaio, accessori geometrici rivestiti in necropene dai vivaci colori, elementi piatti e colorati fissati su pannelli di argento grezzo ai profili di lattice che permettono di vedere le sottostanti strutture dell’oggetto, strutture metalliche tridimensionali che producono costruzioni geometriche angolari con precisione matematica e purezza di forme caratterizzano i gioielli di bigiotteria ispirati alla tecnologia moderna degli artisti Claus Burt, Gerd Rothmann, Fritz Maierhofer, Anton Cepka, Frank Bauer.
Il potenziale del design supportato dal computer è stato indagato nel cordo degli ultimi anni in particolare da David Watkins e dall’orafo americano Stanley Lechtzin.
Benchè i gioielli moderni tendano alle forme astratte continuano però anche la produzione di importanti pezzi in stile naturalistico, e si continua a discutere sul materiale in cui devono essere fatti i gioielli, come definirne i confini e se si tratti o meno di arte.
Pregiudizi riguardanti materiali e tecniche sono oramai in gran parte superati, i confini tra gioielli, sculture, performanc art e moda sono stati estesi e verranno continuamente ridefiniti dagli artisti che rifiutano i limiti delle convenzioni. In ogni caso l’oreficeria nelle sue manifestazioni più elevate mantiene il potere di affascinare e ispirare, come è sempre stato nel tempo, e questa è la caratteristica principale dell’arte in qualunque sua manifestazione.

 

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